AT-CN: A.C.A. AL FIANCO DEL TERRITORIO

Sviluppi per la vicenda dell’autostrada A33. C’è attesa per il pronunciamento del ministro Delrio.

L'unica parola che vorremmo vedere associata al binomio Asti-Cuneo è “fine”.
Per questo l'Associazione Commercianti Albesi, nelle scorse settimane, ha fatto sentire la propria voce con un comunicato stampa nel quale esorta il Ministero delle Infrastrutture, la Società Asti-Cuneo e chiunque abbia voce in capitolo, a completare finalmente un'opera pubblica che oggi è l'emblema della burocrazia e dell'immobilità e stride fortemente in un'area che, invece, è esempio di dinamismo e intraprendenza. Lo stesso ministro Graziano Delrio l'ha definita «l'ennesima incompiuta», rispondendo all'on. Giovanni Monchiero, deputato roerino, che con un'interrogazione gli aveva chiesto conto della situazione relativa all’opera.
Delrio ha programmato, entro l'anno, la presentazione al nostro territorio di un cronoprogramma comparato di tre possibili soluzioni per il completamento del lotto 2.6 (Roddi-Cherasco): il progetto originario con il tunnel a due canne sotto la collina di Verduno; l'abbattimento dei costi con la realizzazione di una sola canna per la galleria; un tracciato fuori terra, alternativo, che consideri la proposta avanzata da Confindustria Cuneo, ritenuto meno costoso e di più “veloce” realizzazione.

MA LE PROPOSTE SARANNO SOLO DUE
In realtà, è implicito che le proposte saranno soltanto due, poiché sia il Ministro, sia il capo della vigilanza sulle concessionarie autostradali (Svca) Mauro Coletta, ex Anas, hanno detto chiaramente che completare l'autostrada secondo il progetto approvato in conferenza dei servizi nel 2012 – la prima delle ipotesi - «è assolutamente insostenibile».
Delrio, rispondendo all'on. Monchiero durante il question time alla Camera dei Deputati, ha affermato di voler arrivare all'obiettivo e ha garantito il proprio impegno personale a fornire entro l'anno una risposta definitiva.
Dunque?
Il punto è un altro. Può ancora questo territorio accettare ridimensionamenti, retrocessioni, tagli indiscriminati ai servizi, tempi dilatati e nessuna certezza? La risposta è implicita. Nel 2012, dopo il “rinvio” sine die del lotto 2.5 - quello di attraversamento del Tanaro con una galleria sotto il fiume, e la concessione del ponte sulla tangenziale al collegamento autostradale - l'iter sembrava in discesa: il gruppo Gavio (65% della Società Asti-Cuneo, il 35% è Anas) avrebbe, in cambio, realizzato subito il lotto 2.6, accompagnandolo con opere di adduzione per circa 124 milioni di euro, tra le quali l'adeguamento della tangenziale alle esigenze del traffico autostradale, la realizzazione del terzo ponte sul Tanaro (premessa della “variante est” di Alba), la sistemazione della pericolosissima Sp7 Roddi-Pollenzo, la viabilità di accesso all'ospedale di Verduno. Tutto fermo. Il gioco non varrebbe più la candela per il costruttore, visto il numero di passaggi inferiori alle previsioni. Lubrano esordirebbe con “la domanda sorge spontanea”: come può un'autostrada essere appetibile se ne manca un pezzo?

LA PARTITA DELLE CONCESSIONI
Si gioca in Europa la possibilità di sbloccare la clamorosa vicenda Asti-Cuneo: il costruttore sarebbe disponibile a completarla se le concessioni di Asti-Cuneo (A33) e Torino-Piacenza (A21) venissero accorpate in un unico pacchetto, con la A21 in scadenza nel 2017 che si allineerebbe all'A33, la cui scadenza è fissata al 2024. In questo modo, con 7 anni di pedaggi in più dalla A21 si materializzerebbe il budget necessario a completare l'Asti-Cuneo ma, attenzione, secondo il tracciato alternativo e quindi comunque senza il tunnel.
Posto che sarà l'Ue a decidere se consentire o meno il prolungamento delle concessioni senza passare per una nuova gara, resta il fatto che questa soluzione trova fermi oppositori nei sindaci di Alba e di Bra, capofila del territorio, che sostengono come quest'ultima sortita abbia il sentore dell'ennesima presa in giro. Uscire dal progetto originario è pura follia – contesta il primo cittadino albese Marello – perché si tratterebbe di spendere altri anni nel percorso di progettazione, approvazione, espropri, commissione di Via ecc. Senza contare che gli amministratori pubblici devono prima di tutto perorare la causa del territorio, mentre la posizione del costruttore potrebbe essere serenamente imputabile al “rischio d'impresa”.

In tutto questo bailamme, l'Associazione Commercianti Albesi promuove con convinzione la battaglia per la conclusione dell'opera: Alba, Bra, le Langhe e il Roero devono avere un'autostrada degna di questo nome, per il proprio sviluppo socioeconomico. E, se vogliamo indulgere al senso della meritocrazia, anche a titolo risarcitorio: un territorio tra i più contribuenti del Paese, per non perdere completamente la fiducia nelle istituzioni, almeno ogni tanto deve ricevere qualcosa in cambio.

 

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