Voucher addio, ma quali alternative?

Non esiste uno strumento analogamente flessibile e fruibile da Pmi e famiglie. Abolirli errore strategico che favorisce il sommerso.

I voucher avevano trovato ampia diffusione tra le piccole e medie imprese per quanto riguarda i lavori saltuari, presentando molteplici vantaggi: poca burocrazia per l'azienda e per i lavoratori (per quali il reddito così percepito non costituiva cumulo dal punto di vista fiscale), regolarizzazione dei lavori “spot” - occasionali e saltuari – sia nelle attività economiche, sia nelle famiglie (es. colf e badanti).

Ciò che ha spiazzato gli operatori del settore è stata l'improvvisa cancellazione e la necessità di riprogrammare le attività economiche senza poter contare su un'alternativa che avesse le stesse caratteristiche dei voucher.

Anche il cosiddetto regime transitorio è inutile, perché i voucher acquistati in tempo utile (cioè fino all'entrata in vigore del decreto e spendibili fino al 31 dicembre 2017) non consentono alcuna programmazione di lungo termine.

Una reale fase transitoria avrebbe potuto prevedere l'applicazione del provvedimento di sospensione dei voucher a partire dal 1º gennaio 2018, permettendo così agli operatori i tempi necessari ad una programmazione “vera” della propria attività e, nel contempo, al legislatore di individuare un nuovo strumento in sostituzione del voucher.

A chi sostiene che non esiste un vuoto normativo per i “piccoli lavori”, va ricordato che tutte le formule esistenti – dal lavoro a chiamata agli altri contratti subordinati – sono estremamente più costose per il datore e pertanto in moltissimi casi difficilmente applicabili dalle piccole aziende e tantomeno dalle famiglie.

«I voucher – dichiara il direttore dell'Associazione Commercianti Albesi, Giuliano Viglione - erano l'unico strumento legale, tracciabile, soggetto a copertura Inps e Inail, e idoneo a coprire prestazioni saltuarie e occasionali anche nelle imprese. E la scelta della loro cancellazione, che sembra legata più alla volontà di evitare il referendum che ad una valutazione di merito, crea un vuoto non tenendo conto che quelle prestazioni sono comunque presenti nelle imprese. Una vicenda giunta, dunque, ad un epilogo ancor più paradossale se si considera che nei settori rappresentati da Confcommercio, in particolare nel turismo e nella ristorazione, dove peraltro l'occupazione stabile è cresciuta, i voucher erano uno strumento molto apprezzato soprattutto perché consentivano di operare legalmente e con semplicità».

L'auspicio è che in tempi brevi il legislatore sostituisca i voucher con formule di pari semplicità applicativa ed efficacia, anche al fine di scongiurare il ritorno al sommerso, che di fatto i voucher avevano in buona parte arginato.

 

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