COVID-19: SANIFICAZIONE DEI CAPI DI ABBIGLIAMENTO E DEI MATERIALI TESSILI

 

Con una circolare esplicativa, il Ministero della Salute ha fornito alcuni chiarimenti sulla sanificazione di locali e capi di abbigliamento, per facilitare l’approccio degli addetti agli interventi di sanificazione sulle superfici e gli ambienti interni, con particolare riferimento al settore dell’abbigliamento. La circolare 17.644 contiene alcuni dettagli sulla sanificazione in ambiente chiuso, tipologie di disinfettanti, sanificazione abbigliamento e materiali tessili.

Le indicazioni inerenti alla sanificazione di abbigliamento e materiali tessili sono suggerimenti e buone prassi che fanno riferimento al buon senso e non sono obblighi di legge riconducibili al DPCM del 17 maggio e successive integrazioni. La sanificazione dei camerini (che comprende la pulizia e la disinfezione delle superfici esposte), invece, deve essere effettuata in ragione della frequenza di utilizzo.

La circolare ministeriale riporta che per gli ambienti chiusi sottoposti a notevole afflusso di pubblico e contenenti materiale con esigenze di disinfezione aggiuntive, quali capi di abbigliamento, è opportuno programmare trattamenti giornalieri o comunque a cadenza regolare.

Il rispetto di alcune buone prassi previste per il comportamento delle persone potenzierebbe gli effetti della sanificazione periodica dei locali e limiterebbe la diffusione del virus anche nel caso in cui nei negozi di abbigliamento fosse offerta la possibilità di indossare il capo per prova.

Tra i metodi utilizzati per la sanificazione dei capi di abbigliamento, riportiamo:

• il vapore secco, quale sistema maggiormente consigliabile,
• il lavaggio dei capi, sia in acqua con normali detergenti oppure a secco presso le lavanderie professionali. Si tratta di una buona prassi in grado di rispondere alle esigenze di sanificazione, ma rappresenta un processo di manutenzione straordinario particolarmente oneroso,
• l'utilizzo di prodotti chimici è fortemente scoraggiato per motivi legati alla stabilità dei colori, alle caratteristiche delle fibre ed al potenziale impatto eco-tossicologico.
• le radiazioni ionizzanti sono difficilmente esportabili a livello di attività commerciale: le lampade UV-C potrebbero essere un buon compromesso per costo-efficacia e rapidità d'uso, ma non per tutti i capi d'abbigliamento (ad es., è sconsigliato per biancheria trattata con sbiancanti ottici e per abiti in fibre naturali dai colori accesi o intensi).

Si ricorda infine che il lavaggio delle mani e il distanziamento sociale costituiscono il punto cardine di una corretta prevenzione, insieme a pulizia regolare e sanificazione periodica di ambienti e superfici.

Per informazioni
Ufficio Sicurezza Ambiente Igiene
tel. 0173/226611
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