SENTENZE DI LAVORO


Sì al licenziamento per tentata truffa anche senza affissione del codice disciplinare

Il caso ha riguardato un'impiegata di un ufficio postale che, nel seguire alcune pratiche nei confronti di una cliente (sola e anziana), l’ha raggirata con artifici. Infatti l’impiegata si presentava come persona disponibile a curare i suoi interessi ma in realtà la induceva in errore, facendosi consegnare documenti, buoni fruttiferi, libretto postale nominativo, fino a farsi aprire un libretto postale cointestato a sé e alla cliente vittima ed ottenendo una carta postepay esclusivamente intestata all’impiegata. Il licenziamento è stato confermato in tribunale anche per il fatto che, ai fini della validità del licenziamento intimato per ragioni disciplinari, non è necessaria la previa affissione del codice disciplinare, in presenza della violazione ravvisabile nella specie di norme di legge e comunque di doveri fondamentali del lavoratore, riconoscibili come tali (senza necessità di specifica previsione).

(Corte di Cassazione, sentenza n. 12321/22)

La cassazione si esprime sul licenziamento per giustificato motivo oggettivo

Nella caso oggetto di sentenza, i giudici hanno confermato un principio ormai consolidato nella giurisprudenza del lavoro: affinché un licenziamento per giustificato motivo oggettivo possa dirsi legittimo, è sufficiente che il datore di lavoro adduca delle ragioni inerenti all'attività produttiva e all'organizzazione del lavoro tali da determinare un mutamento organizzativo effettivo e la soppressione di una certa posizione lavorativa, anche se la finalità perseguita è quella di ottenere una migliore efficienza gestionale o una maggiore produttività. Occorre dare l'opportuna rilevanza al riscontro di effettività, che deve concentrarsi sulla scelta di sopprimere il posto e sulla correlazione causale tra la soppressione e la scelta imprenditoriale di procedere al licenziamento.

(Corte di Cassazione, sentenza n. 14840/22) 


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