CHE COS’È IL WELFARE AZIENDALE

 

Le aziende che intendono erogare beni e servizi ai propri dipendenti, senza che questi siano gravati da imposizione fiscale o contributiva, possono attuare un piano di welfare aziendale.
I piani di welfare aziendale devono essere rivolti alla generalità dei lavoratori o a categorie omogenee degli stessi.
Riprendendo i concetti espressi nella Circolare n. 326/E del 1997 del Ministero delle Finanze, precisiamo che per generalità dei dipendenti o categorie omogenee si intende «la generica disponibilità verso un gruppo omogeneo di dipendenti (esempio lavoratori rientranti in una determinata categoria, un reparto, un livello, con la medesima mansione ecc.) anche se alcuni di questi, per scelta o per impossibilità, non fruiscono di fatto delle opere o servizi oggetto del welfare aziendale. Il valore dei beni o servizi riconosciuti “ad personam” costituiscono invece reddito di lavoro dipendente».
La possibilità di attuare dei piani di welfare aziendale è stata rafforzata dalla Legge di Stabilità 2016 che ha introdotto importanti modifiche nell’art. 51 comma 2 del Tuir.


Tra le somme ed i valori che non concorrono a formare il reddito di lavoro dipendente e che pertanto risultano esclusi dalla base imponibile contributiva e fiscale vi sono:

• l’utilizzazione delle opere e dei servizi riconosciuti dal datore di lavoro volontariamente o in conformità a disposizioni di contratto o di accordo o di regolamento aziendale, offerti alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti e ai familiari;

• le somme, i servizi e le prestazioni erogati dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti per la fruizione, da parte dei familiari, dei servizi di educazione e istruzione anche in età prescolare, compresi i servizi integrativi e di mensa ad essi connessi, nonché per la frequenza di ludoteche e di centri estivi e invernali e per borse di studio a favore dei medesimi familiari;
• le somme e le prestazioni erogate dal datore di lavoro alla generalità dei dipendenti o a categorie di dipendenti per la fruizione dei servizi di assistenza ai familiari anziani o non autosufficienti;
• i contributi e i premi versati dal datore di lavoro a favore della generalità dei dipendenti o di categorie di dipendenti per prestazioni, anche in forma assicurativa, aventi per oggetto il rischio di non autosufficienza nel compimento degli atti della vita quotidiana;
• le prestazioni di servizi di trasporto collettivo alla generalità o a categorie di dipendenti; anche se affidate a terzi ivi compresi gli esercenti servizi pubblici;
• le somme erogate o rimborsate alla generalità o a categorie di dipendenti dal datore di lavoro o le spese da quest'ultimo direttamente sostenute, volontariamente o in conformità a disposizioni di contratto, di accordo o di regolamento aziendale, per l'acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale del dipendente e dei familiari.

DEDUCIBILITÀ DEI PIANI DI WELFARE
L'art. 100, comma 1 del TUIR stabilisce che “le spese relative ad opere o servizi utilizzabili dalla generalità dei dipendenti o categorie di dipendenti volontariamente sostenute per specifiche finalità di educazione, istruzione, ricreazione, assistenza sociale e sanitaria o culto, sono deducibili per un ammontare complessivo non superiore al 5 per mille dell'ammontare delle spese per prestazioni di lavoro dipendente risultante dalla dichiarazione dei redditi”.
La norma prevede che la deducibilità riguardi le spese «volontariamente sostenute» per le specifiche finalità sopra riportate.

Nel caso in cui le prestazioni di welfare volontario siano invece erogate in base ad accordi collettivi, o di un regolamento aziendale che vincoli comunque il datore di lavoro all’attuazione del piano di welfare si ritiene che l’azienda abbia diritto all’integrale deducibilità delle spese sostenute.

 

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