“DECRETO DIGNITÀ” È LEGGE FRA MOLTI INTERROGATIVI

Con i contenuti del cosiddetto “Decreto Dignità” - varato dal governo fra estenuanti mediazioni interne  - si affacciano sul mondo economico nuovi spettri, che sembrava fossero stati cacciati negli ultimi anni da provvedimenti certo perfettibili, ma generatori di segnali favorevoli per il mondo imprenditoriale ed il mercato dell'occupazione. 

L'impressione che l'Associazione Commercianti Albesi ne ricava è quella, purtroppo, di un regresso. Il decreto divenuto legge prima della pausa agostana, prefigura una serie di problematiche che riguardano soprattutto le medie imprese, vale a dire il tessuto socioeconomico nazionale costituito in larga parte dalle categorie del commercio, del turismo e dei servizi.

Il governo ha scelto di reintrodurre le causali nella contrattazione a termine e questo aumenterà inevitabilmente la conflittualità e i contenziosi tra aziende e lavoratori. Altro punto critico, l'innalzamento dell'indennità di licenziamento illegittimo che passa da minimo 4 / massimo 24 mesi a minimo 6 / massimo 36 mesi.

A nostro avviso, gravare economicamente sulle attività che applicano i contratti a tempo determinato non spinge automaticamente verso contratti a tempo indeterminato. Così come incrementare i risarcimenti nei casi di licenziamento non incentiva le assunzioni.

Ci troviamo a metà del guado, con una ripresa economica che stenta ad affermarsi ma che, lievemente, affiora. Le imprese intravvedono la luce in fondo al tunnel ma sul loro capo pende la spada di Damocle di una politica tutt'altro che espansiva.

Non possiamo, inoltre, non segnalare la parziale reintroduzione dei voucher, che lascia fuori il commercio, pure bisognoso di questo strumento flessibile per programmare il lavoro e affrontare i picchi di lavoro stagionale.

Resta sullo sfondo l'eterno (provvedimento) incompiuto, oggetto di promesse elettorali trasversali ma mai concretizzato in modo significativo da alcuna forza politica: il taglio del cuneo fiscale. Fino a che non saranno introdotti reali ed incisivi tagli all'imposizione che grava sulle aziende, il Paese non potrà veramente ripartire.

 

 

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