ELEZIONI POLITICHE 2018 - DOCUMENTO DELL'ASSOCIAZIONE COMMERCIANTI ALBESI AI CANDIDATI

 

In occasione delle consultazioni elettorali politiche del 4 marzo 2018, l'Associazione Commercianti Albesi si impegna a riaffermare la propria funzione di rappresentanza delle categorie del commercio, del turismo e dei servizi, nei confronti dei candidati al Parlamento della Repubblica.


UN CAMBIO DI MENTALITÀ

In premessa, va detto come la società civile del nostro Paese abbia raggiunto un notevole grado di “scollamento” dalle istituzioni, specie quelle nazionali, che hanno avuto negli ultimi decenni la grave responsabilità di allontanare i cittadini e di non saperli riavvicinare.

Essi, anziché partecipare al voto convintamente, con la consapevolezza di dare un contributo alla costruzione della vita comune del proprio Paese e con fiducia nelle persone e nelle istituzioni, hanno gradualmente ma inesorabilmente preso le distanze dal rito delle urne. Gli italiani si sono convinti sempre più di una mancanza di serietà della politica e che ad essa vadano ascritte le vicissitudini italiane, dalla crisi economica al malessere della malversazione e del lassismo, e molti altri difetti considerati italici per antonomasia.
Noi crediamo che ogni popolo sia artefice del proprio destino e che spesso la classe politica sia lo specchio della società, ma siamo anche convinti che la politica debba tornare ad essere l'espressione migliore della cittadinanza.

È dunque il momento di un cambio di mentalità.
Lungi dal suddividere i territori tra figli e figliastri, qualsiasi governo venga insediato dopo la prossima tornata elettorale, dovrà cominciare a valutare che le aree italiane più virtuose – al di là degli autonomismi da statuto speciale – sono quelle dove esiste una buona sinergia tra il pubblico e il privato, che insieme operano senza spreco di risorse, ottenendo risultati per l'economia generale.
Langhe e Roero sono un esempio eccellente di questo sistema: vent'anni fa il turismo muoveva i primi passi e oggi, grazie a questa proficua interazione, è una voce trainante dell'economia locale. Le risorse sono state messe a frutto.
Nel contesto di una ripresa economica che inizia ad intravvedersi, lo Stato non può più far finta di non vedere, ma deve cominciare ad accorgersi dei territori e, se marvuole riavvicinare i cittadini, deve convincerli che il merito viene riconosciuto. Come? Innescare meccanismi premiali – sotto forma di alleggerimento fiscale, dotazioni infrastrutturali, instaurazione (o quantomeno non sottrazione!) di servizi fondamentali alle attività economiche e alla vita sociale - potrebbe essere un primo passo perché i cittadini e gli imprenditori tornino a nutrire fiducia nello Stato.

Chiediamo che i candidati alle elezioni politiche 2018 inseriscano il principio dell'erogazione meritocratica delle risorse pubbliche in tutti i loro programmi elettorali.
Ricordando sempre che l'appellativo “bugianen” con cui si qualificano i piemontesi non si deve al loro malinteso immobilismo, ma alla loro dimostrata pervicacia.

 

I TEMI


FISCO E CONSUMI

Il livello di pressione fiscale nel nostro Paese frena lo sviluppo. È un dato assodato che la percentuale di lavoro d'impresa destinato al pagamento delle imposte raggiunga in Italia valori insostenibili, specie se confrontato con i servizi ricevuti.
Bene la sterilizzazione delle cosiddette “clausole di salvaguardia”, tra cui l'Iva, che non è ancora stata ritoccata ma viene sempre agitata come uno spauracchio ad ogni elaborazione del bilancio dello Stato. Aumentarla rappresenterebbe un colpo durissimo ai consumi interni, che ancora non mostrano l'accelerazione necessaria a portare la crescita del PIL intorno al 2%, quota fondamentale per riuscire a ridurre sensibilmente la disoccupazione e l'area di povertà. Senza dimenticare che in questa fascia, durante la crisi, è precipitata parte di quel ceto medio che corrisponde al mondo della micro, piccola e media impresa e che, con grandi difficoltà, lentamente sta cercando di rialzare la testa.

La politica fiscale “distensiva” deve sostenere le imprese con più forza, perché il sistema malato di crisi è oggi soltanto in convalescenza e non ancora guarito.
In questo contesto bisogna perseguire la riduzione del cuneo fiscale, già avviata ma bisognosa di impegno assiduo, per dare alle imprese il respiro necessario ad una programmazione occupazionale di lungo periodo.

Il clima di fiducia dei consumatori ha subito un nuovo calo in novembre, a significare che la strada da percorrere è ancora lunga.
Bisogna ridurre la pressione fiscale anche sulle famiglie, affinché possano ritornare a spendere con serenità, e assolutamente evitare di introdurre nuovi oneri.

In un quadro siffatto, l'ipotesi di un Ministero che si occupi in specifico delle PMI, che costituiscono la spina dorsale dell'impresa italiana, pare auspicabile.


BUROCRAZIA - L'Italia del tempo perso.

Questo non deve più essere il “Paese del tempo perso”, nel quale la burocrazia ogni giorno erode troppe ore alle attività produttive. Un recente studio dell'Università di Trento lancia l'allarme sui costi degli adempimenti che le imprese da 1 a 19 addetti devono svolgere: 33 miliardi di euro l'anno, che significa circa 8.000 euro ogni anno sborsati da ogni micro-piccola-media impresa.

La burocrazia pesa sul profitto lordo di ogni imprenditore per il 39%. Secondo l'indagine, tra gli adempimenti più gravosi ci sono la tracciabilità, autocontrollo degli alimenti e HACCP; gli adempimenti fiscali; la gestione paghe personale e la contabilità; i rapporti con gli uffici dell'ente locale. Tutti passaggi fondamentali e necessari alle imprese per essere attrezzate e per difendersi in un mercato globale estremamente concorrenziale, ma che lo Stato deve semplificare per consentire alle attività economiche di liberare risorse ed energie utili alla propria operatività quotidiana.

Un altro aspetto preso in esame è quello dei limiti della macchina burocratica: lentezza nei tempi di risposta (ma rapida in quelli di richiesta) e nel fornire aiuto per rendere semplice il rispetto degli adempimenti, mancanza di comunicazione interna tra le varie amministrazioni, richiesta più volte degli stessi dati; call center spesso inefficienti.
Occorre imprimere un'accelerazione sulla digitalizzazione delle procedure, per eliminare la burocrazia negativa, perché se ben organizzata e ben strutturata la burocrazia “buona” è un aiuto fondamentale per le imprese.

Semplificare significa anche poter meglio controllare e, quindi, far funzionare la “macchina”.


LEGALITÀ

Nel 2017 l'illegalità è costata al Paese in tutto 28,4 miliardi, il 3,3% in più rispetto all'anno passato (Ufficio Studi Confcommercio). La minaccia delle attività economiche da parte della criminalità, l'abusivismo commerciale e la contraffazione costituiscono un fattore di dimensioni eclatanti.
Nelle realtà più “periferiche” il fenomeno ha avuto nel tempo un'incidenza diversa. Prima della grande crisi economica, la realtà dell'albese così come il resto della provincia, si distingueva come vera e propria isola felice, sia per il benessere diffuso sia per un basso tasso di criminalità. La crisi ha a mano a mano evidenziato un incremento dei fenomeni, tuttavia ben controllati dalle forze dell'ordine, alle quali non vanno fatte mancare risorse adeguate.
La maggior parte degli imprenditori – così come un'ampia fetta dell'intera cittadinanza – ritiene insufficienti le leggi a contrasto del crimine e vorrebbe un inasprimento delle pene oltre che la certezza dell'applicazione delle medesime.
Al mondo del commercio e del turismo sta particolarmente a cuore il tema dell'autenticità dei prodotti, minati dal fenomeno della contraffazione di quel made in Italy che attrae il mondo intero e del quale la nostra eccellente enogastronomia è parte integrante, specie dopo il riconoscimento Unesco di “Alba City of Gastronomy” che ne attesta la specificità di fronte al mondo intero.


COMMERCIO

L'e-commerce è la grande, vera sfida che il commercio tradizionale si trova a combattere ogni giorno contro i colossi del web che stanno operando una vera e propria colonizzazione del mercato.
Ferma restando una necessaria evoluzione dei sistemi di vendita ed un adattamento dei negozi – anche di vicinato – alla contemporaneità della domanda, deve essere difesa la peculiarità di un Paese disseminato di centri urbani medio-piccoli dove il commercio al dettaglio rappresenta ancora un presidio non solo economico ma anche sociale, oltre che uno dei principali soggetti contribuenti alle risorse delle amministrazioni locali.
Si potrebbe partire dall'applicazione di una corretta fiscalità al commercio online nel Paese in cui esso viene svolto - nel contesto di un mercato libero e globale e di un impianto normativo europeo - che generi entrate utilizzabili dallo Stato per favorire il commercio tradizionale, dando così avvio ad un circolo virtuoso utile a tutta l'economia.
In questo ambito è d'obbligo un cenno al futuro dei centri storici di città e paesi. Qui, fino ad oggi, si sono concentrate le attività commerciali e non solo: oggi la tendenza è lo svuotamento dei centri storici, salvo nelle città a vocazione turistica, dove resistono le attività ricercate dai turisti.


TURISMO

L'Italia è il Paese più ricco al mondo di risorse artistiche, architettoniche e culturali e dotato di una varietà paesaggistica unica. Mettere a frutto questa enorme ricchezza è un dovere.
Alcuni, primi effetti di una politica rivolta alla valorizzazione di questa risorsa si stanno evidenziando ma ancora molto resta da fare.
Si rende necessario un Ministero forte del Turismo e della Cultura, a cui andrebbe aggregato un Sottosegretariato all'Enogastronomia, che rappresenta un'altra punta di diamante di tutto il Paese. Un Ministero con capacità di spesa che sia in grado di reinvestire le risorse “guadagnate al Paese” attraverso la “vendita” (che non è turpiloquio) delle tante attrazioni amministrate in modo adeguato.
Ormai smentiti categoricamente quanti sostengono che “con la cultura non si mangi”, occorre mettere in piedi una macchina capace di mantenere nel tempo questa enorme bellezza, forse il miglior investimento per il futuro del Paese e per le prossime generazioni.
La nostra esperienza ci conferma che il denaro investito nel turismo ripaga: con 1.500 imprese e circa 6.000 addetti, il settore nell'area di Alba Bra Langhe Roero ha conosciuto negli anni una crescita costante fino a superare nel 2016 la soglia delle 700.000 presenze ed il settore sta iniziando a raccogliere i frutti del riconoscimento dei nostri paesaggi vitivinicoli quale Patrimonio dell'Umanità Unesco. Al Forum 2017 di Confcommercio a Cernobbio, il “caso” Langhe e Roero è stato protagonista di un approfondimento e citato ad esempio.


COLLEGAMENTI

Un territorio ad alta rilevanza economica, forte imprenditorialità e chiara vocazione turistica come le Langhe e il Roero deve essere facilmente raggiungibile da tutti. A tale scopo, il nodo collegamenti è cruciale, sia per quanto riguarda il trasporto su gomma che il trasporto su rotaia.


AUTOSTRADA ASTI-CUNEO

Ora che l'Unione Europea sembra autorizzare una proroga delle concessioni autostradali, includendo quindi la possibilità di ultimare il lotto 2.6 della A33 Asti-Cuneo, le speranze di veder concluso il triste troncone alle porte di Alba si riaccendono.
È tuttavia fondamentale che il Ministero dei Trasporti vigili costantemente sull'iter affinché nessun altro ostacolo si frapponga tra il territorio e quest'opera fondamentale.
Oggi siamo costretti ad accontentarci di un “piano B”, con un tracciato fuori terra anziché in galleria come inizialmente progettato.
Ma un fatto su cui nessuno cederà mai è la realizzazione delle opere complementari incluse negli accordi del 2012 che la società concessionaria sembra intenzionata a realizzare soltanto se lo Stato metterà mano al portafogli e che – però – sono per quest'area importanti quanto l'asse autostradale.
Ci riferiamo allo svincolo per l'ospedale unico di Verduno che sarà ultimato con ogni probabilità prima dell'autostrada, all'adeguamento della provinciale 7 oggi pericolosa e destinata ad accogliere un incremento di traffico una volta aperto l'ospedale, alla realizzazione della bretella est e del terzo ponte di Alba sul fiume Tanaro.
Al riguardo, restano sullo sfondo i finanziamenti vincolati nei famosi “fondi Crosetto” - circa 18 milioni di euro - inseriti nella legge finanziaria del 2006, la cui consistenza e attuale disponibilità andrebbe verificata e resa nota.


TANGENZIALE OVEST

Non rinunciamo a chiedere con forza una tangenziale ovest per la città di Alba, il cui varco è stato prestabilito nel Piano regolatore comunale, così costosa – almeno 200 milioni di euro - ma pur necessaria a collegare un'ampia area collinare in direzione della Liguria (quell'Alta Langa così importante per integrare lo sviluppo agricolo e turistico del territorio). Sarebbe questa l’opera maggiormente efficace per liberare Alba dalla morsa del traffico, soprattutto di quello pesante, che oggi si riversa ancora in parte nel centro cittadino, ma anche per convogliare gli abitanti dell'Alta Langa e delle valli Belbo e Bormida verso il nuovo ospedale di Verduno.

 

FERROVIE

Dopo l'ottenimento della “metropolitana leggera” che collega direttamente Alba a Torino-Porta Susa (con prospettive di raggiungimento futuro anche dell'aeroporto di Caselle), manca all'appello un altro collegamento fondamentale sia per i quotidiani spostamenti interterritoriali, sia per il turismo.
La tratta Alba-Asti è stata soppressa nel 2010 non perché non fosse frequentata – come dimostra l'affollato sistema di bus sostitutivi – ma in quanto resa pericolosa da problemi strutturali. Oggi, dopo la firma dell'intesa tra Regione Piemonte, Rfi e Comuni dell'asta è atteso per il mese di marzo il progetto preliminare e per l'estate il definitivo. Ancora non vi sono informazioni ufficiali sulla copertura finanziaria dell'investimento complessivo che ammonta a circa 20 milioni di euro.


____


Quelli sopra illustrati sono soltanto alcuni macro temi per i quali attendiamo risposte da molto tempo, così come riteniamo urgenti alcune ferme decisioni su un sistema del credito che favorisca l'impresa attraverso agevolazioni e formule ad hoc, un piano nazionale concreto per arginare gli effetti del dissesto idrogeologico del territorio, nonché la salvaguardia dei piccoli comuni in quanto ultimo baluardo e riferimento per le comunità dei territori. Con la convinzione che, se tutti questi problemi venissero affrontati con serietà e determinazione, l'Italia potrebbe davvero ripartire.

 

 

freccia  Torna alle news