NASPI - Il contributo di licenziamento

Come previsto dall’art. 2 comma 31 Legge 92/2012, nei casi di interruzione di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato per le causali che, indipendentemente dal requisito contributivo, darebbero diritto alla NASpI, a far data dal 01/01/2013 il datore di lavoro dovrà versare una somma pari al 41% del massimale mensile di ASpI per ogni dodici mesi di anzianità aziendale negli ultimi tre anni (per il 2017: euro 1.195,37 x 41% = euro 490,10 ). Il contributo di licenziamento è dovuto anche:

• per le interruzioni dei rapporti di apprendistato diverse dalle dimissioni o dal recesso del lavoratore, ivi compreso il recesso del datore di lavoro al termine del periodo di formazione (art. 2 comma 32 Legge 92/2012);
• a seguito di dimissioni del lavoratore per giusta causa;
• a seguito delle dimissioni presentate dalla lavoratrice durante la gravidanza e dalla lavoratrice o dal lavoratore(che abbia usufruito del congedo di paternità) durante il primo anno di vita del bambino;
• alle risoluzioni consensuali del rapporto avvenute con conciliazione della controversia relativa alla richiesta di licenziamento per giustificato motivo oggettivo nelle imprese con i limiti dimensionali previsti dal nuovo art. 18 della legge n. 300/1970, sottoscritta avanti alla commissione istituita ex art. 410 cpc presso la Direzione territoriale del Lavoro;
• alla risoluzione consensuale di un rapporto di lavoro per trasferimento ad altra sede aziendale distante più di 50 chilometri dalla residenza del prestatore o raggiungibile in più di 80 minuti con i mezzi pubblici (circ. INPS n. 108 del 10 ottobre2006).
Come precisato dall’INPS nel punto 2 della Circolare n. 44 del 22 marzo 2013 il contributo è scollegato all’importo della prestazione individuale; conseguentemente, lo stesso è dovuto nella misura indicata, a prescindere dalla tipologia del rapporto di lavoro cessato (full time o part time);
• per i rapporti di lavoro inferiori ai dodici mesi, il contributo va rideterminato in proporzione al numero dei mesi di durata del rapporto di lavoro; a tal fine, si considera mese intero quello in cui la prestazione lavorativa si sia protratta per almeno 15 giorni di calendario;
• nell’anzianità aziendale si devono includere tutti i periodi di lavoro a  tempo indeterminato. Quelli a tempo determinato si computano se il rapporto è stato trasformato senza soluzione di continuità o se comunque si è dato luogo alla restituzione del contributo dell’1,40%. Nel computo dell’anzianità aziendale non si tiene conto dei periodi di congedo di cui all’articolo 42, c. 5 del D.lgs, 151/2001;
• la contribuzione va sempre assolta in unica soluzione, non essendo prevista una definizione rateizzata.

Il contributo NON è dovuto:
• per licenziamenti effettuati a seguito di cambio appalto, con assunzione il subentrante;
• interruzione di rapporto di lavoro a tempo indeterminato nel settore edile per fine fase lavorativa o fine cantiere.

Dal 01/01/2017, nei casi di licenziamento collettivo in cui la dichiarazione di eccedenza di personale non sia oggetto di accordo sindacale, il contributo di licenziamento è triplicato.

 

 

 

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