CAMBIO APPALTI E CONTINUITÀ OCCUPAZIONALE

È stato pubblicato in Gazzetta ufficiale, del 19 aprile 2016, il nuovo codice degli appalti (Dlgs 50/2016) il quale disciplina anche le clausole sociali.

Si tratta di specifiche disposizioni che dovrebbero garantire la continuità occupazionale dei lavoratori interessati da un cambio di appalto, tramite il loro passaggio alle dipendenze del nuovo appaltatore. In particolare il Dlgs stabilisce che i bandi di gara, gli avvisi e gli inviti per gli affidamenti dei contratti di concessione e di appalto di lavori e servizi, diversi da quelli aventi natura intellettuale, possono prevedere apposite clausole sociali, volte a promuovere la stabilità occupazionale del personale impiegato.


La clausola sociale può concretizzarsi nell’obbligo, previsto dal bando, di assumere in tutto o in parte il personale già utilizzato dal precedente appaltatore per l’esecuzione del servizio. L’eventuale scelta in questa direzione, precisa la legge, deve prevedere anche l’obbligo per l’aggiudicatario di dare applicazione ai contratti collettivi di settore stipulati, a livello nazionale, territoriale o aziendale, dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. In particolare l’articolo 30 stabilisce tale obbligo a carico dei soggetti che eseguono appalti pubblici e di concessioni, individua come vincolanti gli accordi in vigore per il settore e per la zona nella quale si eseguono le prestazioni di lavoro, e quelli il cui ambito di applicazione sia strettamente connesso con l’attività oggetto dell’appalto. Precisa inoltre che la clausola sociale può riguardare i servizi la cui esecuzione richieda un’alta intensità di manodopera. Rientrano nella nozione, secondo la norma, tutti quei servizi nei quali il costo della manodopera è pari almeno al 50% dell’importo totale del contratto.

Le eventuali clausole sociali dovranno essere conformi ai principi dell’Unione europea, anche in riferimento all’esigenza di rispettare i diritti in materia di libertà imprenditoriale e della concorrenza, evitando che questo tipo di clausole comportino la restrizione della platea dei soggetti che vogliono competere all’affidamento del servizio. La norma si limita a fissare il principio generale, assegnando ai contratti collettivi nazionali di lavoro, stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentative sul piano nazionale, il compito di regolare in maniera completa la materia ed un potere sussidiario del ministero del lavoro, in caso di inerzia delle parti sociali.

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