Il licenziamento per superamento del periodo di comporto è assimilato al licenziamento per giustificato motivo oggettivo

La Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – con la sentenza n. 8707 del 03 maggio 2016 ha precisato che:

il licenziamento per superamento del periodo di comporto non è assimilabile ad un licenziamento disciplinare (giusta causa), bensì è assimilabile ad un licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Ricordiamo che ai licenziamenti attuati per fine conservazione posto non si applica il tentativo obbligatorio e preventivo di conciliazione, previsto dall’art. 7 della legge 604/1966, introdotto dalla legge n. 92/2012 (legge Fornero), come ampiamente precisato dal Decreto legge 76/2013, convertito in legge n. 99/2013, prevedendo che: “la procedura di cui al presente articolo non trova applicazione in caso di licenziamento per superamento del periodo di comporto di cui all’art. 2110 del cc. (….) pertanto, con ciò, viene ad essere esclusa in radice la pretesa causa di illegittimità del licenziamento.”



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