ANTICIPO PENSIONISTICO AZIENDALE

Il comma 172 della legge di “stabilità 2017” istituisce anche l’ape aziendale, ossia la possibilità per il datore di lavoro di aumentare il montante contributivo maturato dal dipendente e consentire, allo stesso lavoratore, di chiedere un anticipo pensionistico da maggio 2017, a condizione che abbia almeno 63 anni di età e 20 anni di contributi e a cui manchino non più di tre anni e sette mesi al conseguimento di una pensione di vecchiaia del valore lordo mensile non inferiore a circa 703 euro.

La legge di “stabilità 2017” prevede che tale norma sia efficace sino al dicembre 2018.
La disposizione potrà essere applicata dai datori di lavoro privati, dagli Enti bilaterali e dai fondi di solidarietà previsti dal decreto legislativo n. 148 del 2015, previo accordo individuale con il lavoratore interessato. Il legislatore non parla delle modalità in cui lo stesso deve essere redatto e del luogo ove deve avvenire – ma è consigliabile una sede “protetta”. Anche nell’ambito e nell’ottica della gestione di eventuali esuberi di personale per di più all’interno di una procedura collettiva di riduzione di personale.
L’incremento del montante contributivo maturato dovrà essere versato all’INPS in un’unica soluzione, alla scadenza prevista per il pagamento dei contributi del mese di erogazione della prima mensilità dell’APE, con un contributo non inferiore, per ciascun anno o frazione di anno di anticipo rispetto alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia.
Il calcolo del minimo da versare sarà pari al 33% circa della retribuzione imponibile riferita alle ultime 52 settimane di retribuzione e l’eventuale mancato o ritardato pagamento dell’importo complessivo determina l’applicazione delle sanzioni correlate alla omissione contributiva.
L’accordo individuale consente al dipendente di compensare, con l’aumento della pensione, il costo della trattenuta mensile per l’APE.
In sostanza è il datore di lavoro che paga i contributi per la pensione ed il lavoratore fruisce di una garanzia senza alcuna sottoscrizione di fideiussioni e/o assicurazione.
Si tratta di un mezzo ulteriore per la gestione degli esuberi, senza alcun intervento pubblico e può riguardare tutti i datori di lavoro privati, indipendentemente dalla loro dimensione occupazionale.
Il versamento effettuato dal datore di lavoro ha lo scopo di far aumentare per il dipendente la pensione di vecchiaia, calcolata in base ai versamenti dei contributi che, a parità di retribuzione, sarebbero stati versati fino alla maturazione della stessa.

In caso di mancato accordo e qualora il lavoratore abbia comunque i requisiti individuali sopra descritti potrà accedere all’APE volontaria.
In questo caso, per l’accesso all’Ape, di fatto sarà un prestito che verrà concesso, al lavoratore, per dodici mensilità all’anno fino a quando l’interessato non avrà raggiunto il diritto a riscuotere la pensione di vecchiaia.
Sarà obbligatoria la polizza assicurativa contro il rischio di premorienza. Unitamente alla domanda di anticipo dovrà essere presentata anche la domanda di pensione. Una volta che sarà perfezionato l’iter amministrativo, le domande non saranno più revocabili e il recesso sarà possibile fino a quando il lavoratore non avrà espressamente accettato il “prestito”.
L’Inps curerà l’istruttoria, mentre tra i Ministeri competenti e le associazioni dei bancari e delle assicurazioni saranno stipulate apposite convenzioni.
L’Ape è esente da Irpef. Sugli interessi del finanziamento e del premio assicurativo sarà, invece, riconosciuto un credito d’imposta annuo nella misura massima del 50% dell’importo, pari a un ventesimo dei costi pattuiti nei relativi contratti.

 

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